Riflessioni sul mondo dell’intelligenza artificiale. Siamo fruitori o siamo il prodotto?

  1. Palantir e la sorveglianza di Stato. Quando un’azienda privata gestisce i dati di miliardi di cittadini per governi e agenzie militari. Implicazioni su sicurezza nazionale e violazioni della privacy. 
  2. Anthropic vs OpenAI: due visioni opposte sull’accesso governativo. Dario Amodei ha rifiutato di dare accesso ai governi a Claude per usi non verificati, mentre Sam Altman ha autorizzato OpenAI la stessa notte. Quali sono le implicazioni etiche e geopolitiche di queste scelte?
  3. Infrastruttura AI e sovranità dei dati. I dati europei su server americani (AWS, Azure, Google Cloud). È possibile una vera sovranità digitale senza infrastruttura propria?
  4. Il ruolo della Svizzera come “neutrale digitale”. La Confederazione Elvetica ha una tradizione di neutralità e protezione dei dati. Può diventare un hub globale per una IA etica e privacy-first, o potrebbe restare ai margini della competizione?
  5. L’assistente AI sempre acceso: chi possiede la tua vita digitale? Se viviamo con assistenti IA sempre attivi, si genera inevitabilmente uno scontro tra chi vuole i dati privati, le aziende che vogliono monetizzare con essi e i governi che li vogliono per sé. Nessuno può soddisfare tutti e tre i requisiti contemporaneamente. Stiamo costruendo la più grande macchina di sorveglianza della storia chiamandola “comodità”?
  6. L’aggregazione dei dati: quando la somma di tanti dati leciti diventa illecita. Ogni singolo database è privacy compliant. Ma quando la IA incrocia liste di acquisto, dati demografici, comportamenti online e preferenze di consumo provenienti da fonti diverse, le interpolazioni statistiche che emergono sono ancora conformi al LPD/GDPR? Chi ha dato il consenso a essere “ricostruito” statisticamente da frammenti di dati apparentemente innocui? Il problema non è il singolo dato, ma il profilo che l’AI sa dedurre tramite aggregazione e inferenza.
  7. La IA aziendale dipartimentale: il controllo degli accessi è diventato impossibile? Con i sistemi tradizionali, ID, ruoli e password garantivano che ogni utente vedesse solo i dati di sua competenza, fino al singolo record. Con le IA aziendali questo modello salta. Chi decide cosa un dipendente può “sapere” attraverso la IA e come si verifica che non lo abbia già scoperto?
  8. Il controllore del controllore: chi verifica che la IA sia davvero privacy compliant? Il software è per definizione una black box per chi non lo ha scritto. Le sw house e i team di sviluppo AI dichiarano di rispettare le normative privacy, ma chi lo verifica davvero dall’interno?
  9. I dispositivi always-on: un orecchio permanente dentro casa nostra. Google Home, Amazon Alexa, gli assistenti nei telefoni e nelle auto: per intercettare la parola di attivazione devono essere sempre in ascolto. Chi ci garantisce che il microfono si attivi solo in quel momento? Le aziende dichiarano che nulla viene registrato prima del trigger, ma è una promessa contrattuale, non una garanzia tecnica verificabile. Gli usi potenziali di un ascolto continuo vanno dalla profilazione commerciale all’analisi del tono della voce per rilevare stati d’ansia, malattie, difficoltà economiche, orientamenti politici. La domanda non è se sia tecnicamente possibile — è ovviamente possibile. La domanda è: abbiamo strumenti reali per verificare che non stia già accadendo?
  10. Google Foto e i dark pattern: il consenso IA come trappola UX Google Foto ha sostituito il pulsante “Cerca” con “Cerca con AI”, rendendo invisibile la ricerca tradizionale. Per usare la funzione viene richiesta un’autorizzazione che include il permesso di usare tutte le foto, tutti i video, tutto il contenuto presente e futuro per addestrare i modelli AI di Google. Un solo “OK” fatto distrattamente sullo smartphone può avere conseguenze disastrose per noi e non solo…
LPD Day 2026 20.04.2026

Andrea Albanese

Andrea Albanese è Social Media Marketing Manager & Digital Communication Advisor. Project Manager. Docente. Linkedin & Artificial Intelligence Specialist.
Attualmente è CEO di WMM e Prof a contratto Università LIUC
E’ stato docente a contratto delle Università: IUSVE, Cattolica, Bicocca, Verona, Statale Milano, SDA Bocconi, LUISS Business School, Business School de IlSole24Ore, CUOA Business School, CUI (Centro Universitario Internazionale).
Ha condotto alcune importanti ricerche sull’utilizzo dei Social Media in azienda per SDA Bocconi e SNID (Social Network Influence Design) Master Poli.Design del Politecnico di Milano, di cui è stato anche docente e membro del comitato scientifico; Organizzatore del ‘Social Media Marketing Day Italia’ #SMMdayIT (espressione delle communities di oltre 40.000 professionisti in area social e digital). Fondatore del ‘Centro di Competenza Permanente Social e Digital’ a Milano.
All’interno delle aree di riferimento conduce attività di ricerca, formazione e consulenza per aziende private ed organizzazioni ed istituzioni pubbliche

Andrea Cherubini

Andrea Cherubini, Master in IT Management e Governance alla SUPSI, 20 anni di esperienza in ambito IT ricoperti in diversi settori lavorativi in aziende di varie dimensioni e complessità, esperto in ambito GRCS, certificato in IT Project Management (Prince2, PMP), IT Service Management (ITIL, ISO 20000) e ISMS Lead Auditor (ISO 27001). Docente di materie IT nelle scuole superiori cantonali ed accademie svizzere accreditate all’ottenimento di diplomi federali.

Mattia Munari

Mattia Munari, ingegnere informatico, sistemista, integratore di sistemi.
16 anni da imprenditore a stretto contatto con l’open source, sempre con un occhio di riguardo agli aspetti normativi toccati dalla propria attività.
Sempre alla ricerca di nuove sfide e attento alle nuove tecnologie anche se mai precipitoso nell’adottarle.
Crede fermamente che ogni realtà debba pensare alla propria sovranità digitale, a partire dai dati, vero fulcro del potere e della strategia di ciascuna realtà imprenditoriale.
CEO e Fondatore di InformatiCH Sagl.

Daniele Raffa

Daniele Raffa, classe 1977, titolare di Handy System sagl a Mendrisio, azienda specializzata in tecnologie assistive (AT) e attiva in Ticino da oltre quindici anni. Con un Master in Informatica, unisce competenze tecniche e visione civica per aumentare la qualità della vita, specialmente tramite l’uso responsabile della tecnologia.